Bechi

[......]  Oggi c’è il bianco della brina e mi dicono che non si trova più neppure la nebbia. Se n’è andata, come i pescatori di golena, come i ponti di barche, come gli storioni. Come Nicola allora. Come me e Bechi adesso.

Ricordo ancora quando ci siamo quasi scontrati, uno di fronte all’altro a Milano, all’università. Io a guardarla in quegli occhi neri, proprio gli stessi del giorno che ho cercato di aiutarla a pulire il pavimento a casa nostra. Invece era una gran donna, di buona famiglia. A studiare da avvocato l’hanno mandata. E mica era davvero la nipote del Turco. Era stata Clara Macchioro, la signora del caviale a convincere Zio e Zio a convincere il Turco a nasconderla tra i pescatori. C’erano le leggi razziali allora e la signora aveva visto lungo, sarebbe andata sempre peggio, in città non si sarebbe salvata. Se penso che anch’io credevo che fossero stati gli ebrei a rovinare il mondo, a far cadere l’impero romano, a crocifiggere Nostro Signore… Eccome se lo pensavo quando andavo in camicia nera a trovare Bechi. Come potevo sapere che gli ebrei avevano occhi dolci e cultura? Non ne avevo mai visto uno e senza saperlo me ne stavo già innamorando. Di un’ebrea intendo. Anzi ne ero già innamorato prima, perché anche la signora del caviale era ebrea e io l’ammiravo, più di… più… più di Zio, più del Turco, più di chiunque altro.

Ma guarda che pensieri da bambino mi ritrovo a fare. Sulla soglia degli ottant’anni. Comunque, il giorno che a Milano ho sentito chiamare Bechi col suo vero nome, mi ha preso un colpo: cosa fai lì impalata con quel giovanotto,  dai andiamo Rebecca, le ha detto un’amica.

Rebecca?

Forse è meglio che parliamo… [....]

Tratto dal romanzo La signora del caviale Di Michele Marziani

Clara Macchioro

[....] Si era vestito bene Zio per andare dalla signora del caviale, col panciotto, l’orologio alla catena (quanto mi diventerà familiare, dopo, con Zio capostazione), il papillon e la paglietta. Sembrava un uomo di gran moda e di gran mondo. Anche Mamma, che si era fatta pettinare bene per l’occasione, mi riempiva di orgoglio in mezzo a tutti quei profumi da svenimento.

Dal negozio si andava sul retro. Vieni, vieni Nellino, dice Zio. Vieni a vedere dove nasce il cibo degli dei. Scendiamo le scale e passiamo attraverso una porticina che conduce in un luogo freddo, bianco come un ospedale, con piastrelle che ricordano certi macellai pieni di mosche dove ogni tanto, ma proprio ogni tanto, Mamma compra un pezzo di carne o un cartoccio di trippa. Però qui le mosche non ci sono. Nel corridoio, nel passaggio, c’è appesa la carta moschicida ma è stata cambiata di fresco perché le macchie nere, le mosche, sono ancora poche. Se penso a quella dell’osteria della Nena che è così nera… Ridendo dicono che porti il lutto…

Alcune donne vestite di bianco, con la cuffia come le infermiere, stanno pulendo, ci sono attrezzi e cassette, ma sembra più una farmacia che un luogo da cibo degli dei. L’unica dea è lei, la signora, che ci accoglie con un sorriso impossibile da dimenticare. Come fossimo le persone più care che avesse al mondo. Zio ci presenta: mio nipote Nellino, dice. E lei allunga la mano, come si fa con i grandi. La stringo. Guardo la signora e mi sembra che il mondo attorno a lei sia diverso, più buono, mi verrebbe da pensare oggi. Fuma ma non si nota, neppure sento l’odore. Parla a mezza voce e mi allunga una caramella, una caramella d’orzo. Per dopo, si raccomanda strizzando l’occhio. Parla fitto con Zio, di una faccenda che non afferro. Direi di libri, ma non sono sicuro. Poi la signora ci fa passare da un’altra porticina e ci accompagna in una sorta di casa con una grande sala da pranzo con alcuni tavoli e persone sedute che leggono e mangiano. Accomodatevi, dice. Fa pensare a una trattoria, invece è proprio una casa. Però c’è la cameriera e ci serve il brodo con i passatelli. Che delizia, nonostante la puzza d’inferno, di troppo aglio, che manda la zuppiera.

Zio, la cuoca ha sbagliato con l’aglio…[....]

Tratto dal romanzo La signora del caviale Di Michele Marziani

La Signora del caviale

È in libreria la nuova edizione del  romanzo La signora del caviale di Michele Marziani.
Il libro narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza, discreta e distante, della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po. Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni.

Melting Pot ebraico di sapori e profumi

Sentiamo parlare ogni giorno di crisi economica, di impossibilità di realizzare ancora progetti culturali interessanti per mancanza di fondi, sentiamo dire che l’editoria italiana è sull’orlo del tracollo… ma noi no! Noi non vogliamo arrenderci e abbiamo deciso di tentare un’impresa a prima vista impossibile: creare un gruppo di ricerca per preparare e pubblicare il nostro volume TUTTO DA SOLI!!!

Aiutateci a dimostrare che è ancora possibile credere in un bel progetto, che si possono ancora realizzare libri di qualità e che la gente ha voglia di leggerli!

Di seguito troverete le istruzioni per accedere al sito Eppela, un portale di crowfunding ovvero di raccolta fondi in cui abbiamo inserito video e presentazione del nostro progetto editoriale e fotografico, che porterà il lettore in viaggio nel multiforme mondo della cucina ebraica, dalla Terra di Israele, ai fornelli in comune situati nei cortili ombreggiati dalle palme nella casba della Baghdad ebraica, esotica e perduta, dagli antichi villaggi dell’Est Europa, in cui nelle feste si danzava al suono della musica klezmer, fino ai trendy ristoranti kasher di Manhattan o ai chioschi di Berlino, dove per pochi euro si gustano magnifici falafel in autentico “Israeli medioriental style”.

Per poterci offrire il vostro aiuto dovrete seguire una procedura molto semplice:

-        Andare sul link del progetto: http://www.eppela.com/ita/projects/181/melting-pot-ebraico-di-sapori-e-profumi

-         Selezionare il riquadro con l’importo che si desidera donare e seguire le istruzioni per registrarsi gratuitamente e senza alcun obbligo al sito

-         Il sito richiede che il pagamento sia fatto tramite PayPal. Anche in questo caso chi non ha l’account può crearne uno gratuitamente.

-         Per chi volesse sostenerci ma non ha la carta di credito, è possibile versare il contributo direttamente a noi, che rilasceremo un foglio di ricevuta e saremo ben lieti di passare il contributo al sito.

-         Qualora il budget da noi prospettato non venisse raggiunto entro la data stabilita, il sito www.eppela.com restituirà a ogni donatore la somma versata e lo stesso faremo noi con chi ci ha dato il denaro in contanti.

Scadenza del progetto: 30 giugno 2012

Grazie di cuore a quanti di voi sosterranno il nostro lavoro!

Zachor Team

Anche i bambini vivono la guerra

25 aprile. Ricordiamo la fine della seconda guerra mondiale e la ritrovata libertà dopo anni di dittatura fascista e nazista e vogliamo farlo dedicando il post di oggi a una parte spesso dimenticata, una sorta di “mondo a parte” nella narrazione dei grandi eventi della storia: i bambini.

 “Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto” scrive il premio nobel alla letteratura Elie Wiesel, deportato ad Auschwitz, ricordando quel milione e mezzo di piccoli uccisi dal regime nazifascista..

Affiorano alla memoria alcune figure simbolo dell’infanzia rubata: Anna Frank che ha narrato i suoi sogni in un diario, i bambini di Terezín autori di centinaia di poesie e disegni, o la bambina vestita di rosso nel film in bianco e nero di Spielberg, Schindler’s List.

Fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale la letteratura rappresenta lo strumento indispensabile per non dimenticare la deportazione e la morte, per rielaborare gli orrori subiti. Negli ultimi anni molti scrittori hanno dato ampio spazio anche alla creazione di racconti in cui i protagonisti sono i bambini.

Per i ragazzi, leggere le storie che hanno per protagonisti i loro coetanei, personaggi reali o frutto della fantasia, significa correre insieme a Sruliq, braccato dai nazisti, nella campagna polacca tratteggiata da Uri Orlev, guardare da lontano Lola, Marko e Yoshka che giocano a Villa Emma, vicino a Modena o spiare la coraggiosa mamma di Mariolino che produce documenti falsi per conto del movimento di resistenza, nella parole del romanzo di memoria di Guido Quarzo.

I protagonisti dei romanzi reagiscono attivamente alla guerra, come Pin, che nel romanzo di Italo Calvino Il sentiero dei nidi di ragno, vive con i partigiani. Per lui, un bambino, la Resistenza è un’avventura, un gioco serio e appassionante. Pin vuole diventare grande e ammirato, un capo autore di imprese meravigliose.

E accanto ai personaggi di fantasia riscopriamo i protagonisti di storie semplici, bambini comuni come Annetta e Marianna Giordana di Andonno, che durante la seconda guerra mondiale avevano 7 e 9 anni e contribuirono a salvare la famiglia Sharon, in una baita in valle Gesso.

Anche i bambini, loro malgrado, in ogni epoca e in ogni luogo vivono la guerra ed è ai nostri bambini che oggi affidiamo, con i ricordi, la letteratura e i racconti degli ultimi testimoni, il compito più nobile: trasmettere un messaggio di conoscenza e di speranza per le nuove generazioni.

Vita ebraica a Fossano

La prima presenza ebraica documentata a Fossano risale al 1319, nel giuramento di fedeltà a Filippo d’Acaja, in cui compaiono “due giudei”. La comunità fossanese cresce grazie ai flussi migratori di ebrei provenienti dalla Spagna, soprattutto mercanti. Nel 1704, tra il quartiere Salice e l’attuale via IV Novembre, viene costituito il nucleo originario di quello che diventerà in seguito il ghetto: qui si stabilisce la sinagoga, demolita nel 1960. La comunità, che aveva visto la sua massima espansione a metà del XIX secolo (250 membri), si estingue negli anni ’40 del Novecento.
La città di Fossano è famosa per il rito musicale ebraico APAM, sigla che racchiude in sé le iniziali delle città (Asti, Fossano e Moncalvo), in cui veniva praticato questa particolare liturgia italo-francese, portata dagli ebrei esuli di Francia dopo la cacciata ad opera di Filippo il Bello (1306).
Tale pratica collegherebbe dunque la comunità ebraica fossanese a gruppi di ebrei ashkenaziti anziché sefarditi, con evidenti conseguenze culturali e sociali.
Molte le figure di spicco della comunità ebraica, perfettamente integrata nella società fossanese: Salvatore Sacerdote, sindaco di Fossano, il rabbino Sinigaglia, Sansone Valobra inventore dei fiammiferi, il musicista Temistocle Jona e il rabbino Montagnana, che “amava passeggiare sul viale Mellano, chiacchierando amabilmente con l’allora vescovo di Fossano”.

Segnalibri , nuove versioni !

Pubblichiamo le nuove versioni dei Segnalibri-ZACHOR.IT ! Sono scaricabili con un semplice click sull’immagine che più preferite, oppure cliccando QUI per la prima versione, QUI per la seconda versione e QUI per la terza versione.
Il nostro progetto ha continuamente bisogno di crescere e autoalimentarsi, grazie alla Vostra Collaborazione ed un piccolo sostegno potremo compiere un piccolo passo in più, lungo il nostro cammino.

Le orecchie di Amman

Ingredienti

4 uova
60 grammi di zucchero
4 cucchiai di brandy
4 cucchiai di olio
300 grammi di farina
un pizzico di sale

Impastare bene tutti gli ingredienti in modo da ottenere una pasta morbida e liscia che stenderete col mattarello a sfoglia sottile. Tagliate la sfoglia col tagliapasta a strisce o rettangoli e friggete le orecchie di Amman in olio caldo e abbondante. Appena cotte spolveratele di zucchero a velo.

Hag Purim, Hag gadol layehudim!

Ogni anno, il 14 del mese di Adar (mese del calendario ebraico che corrisponde a febbraio-marzo), si celebra la festa di Purim, conosciuta anche con il nome di carnevale ebraico o festa delle sorti. È la Bibbia a narrarci di come il re Assuero, per intercessione della regina Ester, riuscì a salvare gli ebrei dal malvagio Amman. A Purim si devono fare doni ai poveri e si invia cibo pronto agli amici e il giorno stesso della festa si canta, si mangia e si beve fino a confondere il giorno con la notte. Vi è un legame importante tra la città di Mondovì e la festa di Purim.
Marco Levi, simbolo della antica comunità ebraica monregalese, di cui oggi restano tracce vive nella sinagoga in via Vico e nella collezione di ceramiche custodita presso il Museo, in occasione del carnevale, amava cucinare i biscotti della festa di Purim, le “orecchie di Aman”, per gli amici monregalesi. Andava orgoglioso della sua ricetta, una testimonianza importante di identità e di trasmissione di memoria famigliare e attorno al suo tavolo, con semplicità, la tradizione del carnevale di Mondovì incontrava quella ancestrale dell’ebraismo.
Oggi, i bambini di Mondovì, rivivono questa bellissima esperienza di dialogo tra culture.

Potete trovare alcune info QUI, sul sito del Museo della Cermica di Mondovì.